Relazione di Anna La Rana, Presidente nazionale A.G.I. su

“Corps des Femmes et droìts fondamentaux”

Barcellona 14-18 Ottobre 2015

 

Oggi c’è un urgente necessità di regolamentare l’utilizzo del corpo della donna nelle pubblicità: queste forme di pubblicità, infatti, si insinuano ovunque dalla tv al web passando per le affissioni stradali e la carta stampata.

Inutile negare che il potere seduttivo del corpo femminile viene sfruttato per vendere prodotti di qualunque tipo. Spesso l’occhio della telecamera e del fotografo indugiano oltre il buon gusto ed il rispetto, e certamente una donna, almeno una che ancora sia sensibile a tutta questa esibizione continua, può sentirsi offesa anche se spesso reprime quel sentimento perché tutto sommato ci si è abituata, e sa che il mondo va così.

Ma quel corpo mostrato con tanta facilità, sfruttato attraverso l’ammiccamento continuo all’atto sessuale, manda un messaggio indiretto e preciso: che quel corpo può essere usato a piacimento per uno scopo, commerciale, sessuale o voyeuristico che sia.
È per questo che il legame tra lo sfruttamento dell’immagine del corpo della donna e la violenza sulle donne non è automatico, ma indiretto e di lungo termine: è un fatto culturale e non immediato da cogliere.

D’accordo: anche le donne avranno le loro colpe. Almeno quelle che si prestano, per scelta o per necessità, a uno sfruttamento così intensivo. Ma le altre, tutte le altre, quelle che non compaiono mai in video e che la tv la vedono soltanto o la subiscono? Le nostre madri, mogli, sorelle, figlie e nipoti? Solo una cultura maschilista, fondata su una presunta superiorità fisica e intellettuale, intrisa di machismo, può pretendere di ribaltare le responsabilità sulle donne. Spesso, anche quelle che esibiscono il proprio corpo come una merce sono vittime in realtà di un sistema, di una mentalità diffusa e radicata, di un costume o malcostume – appunto – che produce comportamenti discutibili.

Il peggio è che questa “umiliazione mediatica” delle donne in tv genera e alimenta poi nei loro confronti un atteggiamento di disprezzo, sopraffazione e soprattutto di aggressività che sta all’origine di tante violenze, fisiche e morali. Si dovrebbe istituire un Osservatorio affidato a una o più società di provata esperienza e capacità scientifiche, in modo da monitorare tutta la produzione televisiva e verificare il rispetto degli obblighi della Rai sulla rappresentazione dell’immagine femminile, presupposto necessario per poter comminare eventuali sanzioni, in caso di inadempienze o violazioni.

Il discorso si allarga poi se questi nudi femminili formano oggetto di rappresentazioni teatrali e/o di filmati.

L’art. 21 della Costituzione Italiana chiaramente statuisce “sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

A tale articolo si affianca l’art. 528 del codice penale Italiano, rubricato ‘pubblicazioni e spettacoli osceni’ che chiaramente sancisce: “Chiunque, allo scopo di farne commercio o distribuzione ovvero di esporli pubblicamente, fabbrica, introduce nel territorio dello Stato, acquista, detiene, esporta, ovvero mette in circolazione scritti, disegni, immagini od altri atti osceni di qualsiasi specie, e’ punito con la reclusione da tre mesi a tre anni e con la multa non inferiore a lire duecentomila. Alla stessa pena soggiace chi fa commercio, anche se clandestino, degli oggetti indicati nella disposizione precedente, ovvero li distribuisce o espone pubblicamente. Tale pena si applica inoltre a chi: 1) adopera qualsiasi mezzo di pubblicità atto a favorire la circolazione o il commercio degli oggetti indicati nella prima parte di questo articolo; 2) dà pubblici spettacoli teatrali o cinematografici, ovvero audizioni o recitazioni pubbliche, che abbiano carattere di oscenita’. Nel caso preveduto dal n. 2, la pena è aumentata se il fatto è commesso nonostante il divieto dell’Autorita”.

Infine, l’art. 529 del codice penale Italiano, rubricato ‘atti ed oggetti osceni’, così dispone: “Agli effetti della legge penale, si considerano “osceni” gli atti e gli oggetti, che, secondo il comune sentimento, offendono il pudore. Non si considera oscena l’opera d’arte o l’opera di scienza, salvo, che, per motivo diverso da quello di studio, sia offerta in vendita, venduta o comunque procurata a persona minore degli anni diciotto”.

Ecco la necessità della creazione dell’osservatorio, di cui poc’anzi parlavo, atto a monitorare, oltre le trasmissioni televisive, anche quelle prodotte in teatro e/o nei vari filmati. Questo osservatorio indubbiamente sarà di completamento all’organismo attinente la Censura cinematografica nazionale.

Indubbiamente tali rappresentazioni oscene che espongono di continuo, in qualsiasi rappresentazione teatrale e soprattutto televisiva, il corpo della donna nei vari atteggiamenti sessuali, acquistano grossa risonanza per gli utenti con aumento pertanto della platea televisiva su quei programmi e con grande ricaduta economica sulle varie pubblicità che vengono proposte ai telespettatori nei vari intervalli.

Quindi la Donna viene usata e non basta, dall’eccitazione sessuale spesso si passa alla violenza morale e soprattutto a quella fisica sessuale, come dimostrano i vari tristi episodi di violenza alla Donna che hanno tutto, nella maggior parte, come base origini sessuali: marito e moglie, amanti, donne separate e conviventi con un uomo… ecc.

E’ da dire che dal 2011 grazie ad una rete è stata elaborata la prima riforma di genere nella TV pubblica. Questa infatti si è impegnata a programmare “trasmissioni idonee a comunicare al pubblico una più completa e realistica rappresentazione dei diversi ruoli che le donne svolgono nella vita sociale, culturale ed economica del Paese, nelle istituzioni e nella famiglia”.

Quanto detto è per meditare insieme sul fenomeno e per cercare di trovare, con un’opportuna rete tra le Donne di tutti i paesi, validi rimedi a quanto poc’anzi esposto ed in particolar modo alla violenza sulle Donne.

DOCUMENTI ORIGINALI INTEGRALI

Relazione Barcellona SPA

assemblée_générale_FIFCJ

FRA_Programma Bureau definitivo

FRA_proposition_assemblée_générale

FRA_Reglement_Electoral 20.7.15

Proposta commissioni FIFCJ FRA

Proposta commissioni FIFCJ su carta intestata

Relazione Barcellona FRA

Relazione Barcellona ITA